Un impianto dentale che fa male non significa automaticamente che sia fallito. Dolore nei primi giorni, gonfiore dopo la chirurgia o persino una corona implantare che sembra muoversi possono avere spiegazioni completamente diverse dalla perdita dell’impianto. Uno dei segnali più importanti di vero fallimento implantare è invece la mobilità della fixture, cioè della parte in titanio inserita nell’osso. Un impianto correttamente osseointegrato dovrebbe essere stabile. Se la fixture si muove all’interno dell’osso, significa che l’osseointegrazione non si è sviluppata correttamente oppure è stata persa.
Altri possibili segnali comprendono:
- dolore persistente o progressivamente crescente;
- perdita ossea significativa;
- pus e infiammazione peri-implantare;
- gonfiore ricorrente;
- recessione gengivale progressiva;
- esposizione di numerose spire implantari;
- e alterazioni radiografiche intorno all’impianto.
È però fondamentale distinguere un impianto realmente fallito da un impianto ancora stabile che presenta una complicanza biologica o protesica trattabile. In questa guida vediamo quali sono i principali segnali di fallimento di un impianto dentale, la differenza tra fallimento precoce e tardivo, le cause più comuni e quando un impianto può essere salvato o sostituito.
Questo contenuto ha finalità informative e non permette di diagnosticare a distanza il fallimento di un impianto. Mobilità, pus, dolore persistente o perdita ossea richiedono una valutazione clinica.
Cos’è il fallimento di un impianto dentale?
Un impianto dentale dipende dall’osseointegrazione, cioè dalla formazione di un collegamento strutturale e funzionale diretto tra osso vivo e superficie implantare.
Questo processo rende l’impianto stabile e capace di sostenere nel tempo una corona, un ponte o una riabilitazione completa.
Il fallimento può verificarsi in due momenti differenti:
- fallimento precoce, quando l’impianto non riesce a ottenere un’osseointegrazione stabile durante la fase iniziale di guarigione;
- fallimento tardivo, quando un impianto inizialmente osseointegrato perde successivamente il proprio supporto o la propria integrazione.
La letteratura distingue infatti la perdita implantare durante la fase di osseointegrazione da quella che avviene dopo che l’impianto aveva già raggiunto stabilità biologica.
Quali sono i segnali di fallimento di un impianto dentale?
I segnali che meritano maggiore attenzione includono:
- mobilità della fixture implantare;
- dolore persistente o che compare molto tempo dopo il trattamento;
- perdita ossea progressiva;
- pus o secrezione intorno all’impianto;
- gonfiore o infiammazione persistente;
- recessione gengivale importante;
- esposizione crescente delle spire implantari;
- difficoltà o dolore durante la masticazione;
- alterazioni radiografiche compatibili con perdita dell’osseointegrazione.
Nessuno di questi segnali, tranne una chiara mobilità della fixture associata alla perdita dell’osseointegrazione, dovrebbe essere interpretato isolatamente come prova certa di fallimento.
La diagnosi richiede generalmente l’insieme di esame clinico, stabilità, tessuti peri-implantari e imaging.
1. Impianto dentale che si muove
La mobilità della fixture è uno dei segnali più importanti di fallimento implantare.
L’impianto vero e proprio dovrebbe essere rigidamente integrato nell’osso.
Se il corpo implantare si muove, l’osseointegrazione può non essersi sviluppata o può essere stata persa.
La letteratura classica sulla diagnosi del fallimento implantare associa la mancanza di osseointegrazione soprattutto a:
- mobilità clinica;
- e radiotrasparenza intorno all’impianto.
È però essenziale capire che cosa si sta realmente muovendo.
Impianto mobile o corona mobile? Non sono la stessa cosa
Un paziente può avvertire movimento e pensare immediatamente che l’impianto sia fallito.
In realtà possono muoversi componenti differenti:
- la corona;
- la vite protesica;
- l’abutment;
- un ponte;
- oppure la vera fixture implantare.
Una vite dell’abutment allentata è una complicanza protesica ben documentata e non significa automaticamente che l’impianto abbia perso l’osseointegrazione.
In questi casi l’impianto può essere perfettamente stabile nell’osso mentre soltanto la sovrastruttura presenta mobilità.
Per questo è importante non continuare a utilizzare una corona mobile aspettando che il problema si risolva da solo. La protesi deve essere controllata per verificare vite, connessione implantare, occlusione e integrità delle componenti.
Per approfondire come sono strutturate queste riabilitazioni puoi consultare le nostre protesi supportate da impianti.

2. Dolore persistente intorno all’impianto
Un certo dolore dopo la chirurgia implantare è normale.
Nei primi giorni il tessuto gengivale e l’osso stanno guarendo, quindi possono essere presenti:
- dolore;
- sensibilità;
- gonfiore;
- e fastidio alla pressione.
Il problema diventa più importante quando il dolore:
- non migliora progressivamente;
- aumenta dopo diversi giorni;
- ricompare dopo un periodo senza sintomi;
- persiste durante la masticazione;
- o compare mesi o anni dopo il trattamento.
Il dolore da solo non dimostra il fallimento dell’impianto.
Può dipendere anche da:
- infiammazione gengivale;
- peri-implantite;
- problemi della corona;
- carico occlusale;
- un dente adiacente;
- irritazione nervosa;
- o altre condizioni locali.
3. Perdita ossea progressiva intorno all’impianto
L’osso è fondamentale per mantenere la stabilità dell’impianto.
Una piccola rimodellazione marginale può avvenire dopo il trattamento implantare, ma una perdita ossea progressiva patologica necessita di valutazione.
Una delle cause principali è la peri-implantite.
La peri-implantite è caratterizzata da:
- infiammazione dei tessuti peri-implantari;
- e progressiva perdita dell’osso che sostiene l’impianto.
La perdita ossea può inizialmente verificarsi senza mobilità.
Questo significa che un impianto può essere compromesso ma ancora stabile.
Solo quando la quantità di supporto o di osseointegrazione diventa insufficiente può svilupparsi mobilità e vera perdita dell’impianto.
L’American Academy of Periodontology distingue infatti la peri-implantite dalla semplice mucosite proprio per la presenza di deterioramento dell’osso di supporto.
4. Pus intorno all’impianto
La presenza di pus non rappresenta una normale condizione peri-implantare.
La suppurazione può indicare una significativa infiammazione o infezione della tasca peri-implantare.
Il dentista deve valutare:
- profondità della tasca;
- sanguinamento;
- quantità di osso residuo;
- eventuale perdita ossea progressiva;
- stabilità della fixture;
- protesi;
- e possibilità di mantenere l’area pulita.
Pus non significa automaticamente che l’impianto debba essere rimosso, ma richiede una diagnosi tempestiva.
5. Gonfiore persistente o ricorrente
Gonfiore nei primi giorni dopo l’intervento può essere parte della normale risposta chirurgica.
Diverso è un gonfiore che:
- continua ad aumentare;
- compare dopo che il sito sembrava guarito;
- si ripresenta periodicamente;
- o compare intorno a un impianto presente da mesi o anni.
Le possibili cause comprendono:
- mucosite;
- peri-implantite;
- infezione;
- residui di cemento;
- problemi protesici;
- o patologie dei denti vicini.
6. Recessione gengivale ed esposizione delle spire
Una recessione intorno a un impianto può rendere visibile parte della superficie implantare.
Non significa necessariamente che l’impianto sia destinato a fallire.
Diventa però più preoccupante quando l’esposizione aumenta nel tempo ed è associata a:
- infiammazione;
- sanguinamento;
- tasche profonde;
- pus;
- o perdita ossea radiografica.
L’esposizione delle spire può inoltre rendere più difficile il controllo del biofilm.
7. Dolore o instabilità durante la masticazione
Un impianto correttamente guarito dovrebbe essere funzionale durante la masticazione.
Dolore o sensazione di instabilità quando si mastica può derivare da:
- sovraccarico occlusale;
- vite allentata;
- frattura o problema della protesi;
- infiammazione;
- perdita ossea;
- o fallimento dell’osseointegrazione.
Per questo il sintomo deve essere localizzato clinicamente.
Il paziente spesso percepisce tutto come “movimento dell’impianto”, anche quando il problema è esclusivamente protesico.
8. Radiotrasparenza intorno all’impianto
La valutazione radiografica può mostrare alterazioni che non sono visibili semplicemente osservando la gengiva.
Una radiotrasparenza continua intorno alla fixture può essere compatibile con mancata osseointegrazione.
Le radiografie possono inoltre evidenziare:
- perdita ossea marginale;
- difetti verticali;
- crateri peri-implantari;
- esposizione progressiva delle spire;
- o variazioni rispetto agli esami precedenti.
Le immagini devono però essere interpretate insieme ai dati clinici.
9. Implant failure senza sintomi evidenti
Non tutte le complicanze implantari producono dolore intenso.
Una peri-implantite può progredire relativamente silenziosamente.
Un paziente può continuare a masticare normalmente mentre si sviluppano:
- sanguinamento al sondaggio;
- tasche più profonde;
- suppurazione;
- e perdita ossea.
Per questo i controlli periodici hanno un ruolo importante nel riconoscere un impianto compromesso prima che raggiunga uno stadio avanzato.
Fallimento precoce dell’impianto dentale
Il fallimento precoce avviene prima che l’osseointegrazione sia stata raggiunta in modo stabile.
Nella letteratura viene generalmente collegato alla perdita dell’impianto durante la fase iniziale di guarigione e prima della funzione protesica definitiva.
Una scoping review pubblicata nel 2026 sottolinea che la definizione di fallimento precoce varia tra gli studi, ma viene comunemente considerata la perdita implantare entro i primi mesi e prima del carico protesico.
I fattori che possono contribuire comprendono:
- mancata osseointegrazione;
- stabilità primaria insufficiente;
- micromovimenti eccessivi;
- infezione post-operatoria;
- trauma chirurgico;
- condizioni ossee sfavorevoli;
- fumo;
- e fattori sistemici o locali.

Come si presenta un impianto che non si è integrato?
Un impianto che non ha raggiunto l’osseointegrazione può presentare:
- mobilità;
- dolore alla pressione;
- fastidio persistente;
- radiotrasparenza peri-implantare;
- infezione;
- o impossibilità di ottenere una stabilità clinica.
La mobilità resta il segnale più diretto.
Se la fixture non è integrata all’osso, spesso la soluzione consiste nella rimozione dell’impianto e nella rivalutazione del sito.
Fallimento tardivo dell’impianto dentale
Il fallimento tardivo riguarda un impianto che inizialmente aveva ottenuto l’osseointegrazione e successivamente perde stabilità o deve essere rimosso.
Le possibili cause comprendono:
- peri-implantite avanzata;
- perdita progressiva dell’osso;
- complicanze biomeccaniche;
- frattura dell’impianto;
- posizione implantare sfavorevole;
- problemi protesici importanti;
- e combinazioni di fattori biologici e meccanici.
Una revisione dedicata all’eziologia e alle conseguenze della perdita implantare distingue chiaramente le perdite durante l’osseointegrazione da quelle che avvengono dopo anni di funzione.
Un impianto può fallire dopo 5, 10 o 15 anni?
Sì.
Il fatto che un impianto abbia funzionato per molti anni non significa che sia immune da complicanze future.
Nel tempo possono svilupparsi:
- peri-implantite;
- perdita ossea;
- problemi protesici;
- fratture delle componenti;
- cambiamenti dell’occlusione;
- o nuovi fattori di rischio sistemici.
La manutenzione implantare deve quindi continuare anche quando il trattamento sembra completamente stabile.
Peri-implantite significa che l’impianto è già fallito?
No.
Questa distinzione è molto importante.
Un impianto con peri-implantite può ancora essere stabile.
La malattia causa progressiva perdita ossea, ma questo non significa che l’impianto abbia già perso completamente l’osseointegrazione.
Le linee guida della European Federation of Periodontology raccomandano infatti, quando clinicamente appropriato, di cercare inizialmente di mantenere l’impianto e la protesi attraverso un trattamento strutturato.
Il trattamento della peri-implantite inizia generalmente con:
- controllo del biofilm;
- igiene personalizzata;
- gestione dei fattori di rischio;
- pulizia professionale;
- eventuale modifica della protesi;
- e rivalutazione.
Se la malattia persiste, possono essere necessari trattamenti chirurgici.
I problemi dei tessuti che circondano gli impianti possono essere valutati nell’ambito della nostra parodontologia.
Quali sono le principali cause di fallimento implantare?
Il fallimento non dipende normalmente da una singola causa.
Può essere il risultato dell’interazione tra fattori biologici, chirurgici, sistemici e biomeccanici.
Mancata osseointegrazione
L’impianto non sviluppa un collegamento biologicamente stabile con l’osso durante la fase di guarigione.
Infezione post-operatoria
Una vera infezione durante le prime fasi può compromettere il processo di guarigione e aumentare il rischio di perdita precoce.
Peri-implantite
La perdita progressiva dell’osso di supporto può ridurre gradualmente la quantità di impianto ancora integrata.
Fumo
Il fumo è associato a maggior rischio di complicanze implantari e malattie peri-implantari.
Diabete non controllato
Il consenso AO/AAP 2025 identifica il diabete non controllato tra i fattori sistemici associati a rischio peri-implantare più elevato.
Precedente parodontite
Una storia di malattia parodontale è uno dei fattori più importanti da considerare nel mantenimento degli impianti.
Sovraccarico e problemi biomeccanici
Forze sfavorevoli possono contribuire a complicanze protesiche e meccaniche, soprattutto in presenza di altri fattori.
Posizione implantare sfavorevole
Un impianto posizionato in modo non ideale può rendere difficile la realizzazione di una protesi pulibile e biomeccanicamente favorevole.
Scarsa igiene e mancato mantenimento
La prevenzione delle malattie peri-implantari richiede controllo quotidiano del biofilm e monitoraggio professionale nel tempo.
Fumo e fallimento dell’impianto
Il fumo è un fattore di rischio importante sia per il fallimento precoce sia per la salute peri-implantare a lungo termine.
Può influenzare:
- guarigione;
- microcircolazione;
- risposta infiammatoria;
- osseointegrazione;
- e stabilità dei tessuti peri-implantari.
Il consenso AO/AAP include il fumo tra i principali fattori comportamentali associati alle malattie peri-implantari.
Diabete e fallimento implantare
Un paziente diabetico può ricevere impianti con successo, ma il controllo metabolico è importante.
Il diabete non controllato è associato a condizioni peri-implantari meno favorevoli e viene riconosciuto dalle più recenti raccomandazioni come fattore di rischio sistemico.
La valutazione dovrebbe considerare:
- HbA1c;
- stabilità glicemica;
- salute parodontale;
- igiene;
- e presenza di altri fattori di rischio.
Bruxismo e fallimento dell’impianto
Il bruxismo e le forze occlusali elevate possono aumentare il rischio di alcune complicanze tecniche.
Tra queste possono comparire:
- allentamento delle viti;
- frattura di componenti;
- problemi della ceramica;
- e sovraccarico della riabilitazione.
Una complicanza protesica non equivale automaticamente alla perdita dell’osseointegrazione, ma deve essere corretta per evitare ulteriori problemi.
Una vite allentata significa che l’impianto ha fallito?
No.
L’allentamento della vite dell’abutment è una delle complicanze tecniche più note delle protesi implantari.
La fixture può rimanere perfettamente stabile nell’osso.
Il dentista deve controllare:
- quale componente si muove;
- integrità della vite;
- connessione impianto-abutment;
- occlusione;
- eventuale bruxismo;
- e struttura della protesi.
Le protesi supportate da impianti comprendono infatti sia una componente biologica, l’impianto integrato nell’osso, sia diverse componenti meccaniche e protesiche.
Come viene diagnosticato il fallimento di un impianto?
Una diagnosi completa può comprendere:
- anamnesi dei sintomi;
- controllo della mobilità;
- esame delle gengive;
- sondaggio peri-implantare;
- valutazione di sanguinamento e pus;
- radiografie;
- confronto con radiografie precedenti;
- valutazione della corona o protesi;
- controllo dell’occlusione;
- e imaging tridimensionale quando indicato.
La CBCT può essere utile in casi selezionati per valutare la morfologia tridimensionale dell’osso, ma non è automaticamente necessaria per ogni problema implantare.

Qual è la differenza tra un impianto “ailing”, “failing” e “failed”?
Nella letteratura implantologica sono stati utilizzati termini differenti per descrivere livelli diversi di compromissione.
In modo semplificato:
- impianto con complicanza: presenta un problema biologico o protesico ma può rimanere stabile;
- impianto in progressivo deterioramento: può presentare perdita ossea o infiammazione significativa ma ancora senza completa perdita dell’integrazione;
- impianto fallito: ha perso o non ha mai raggiunto una stabilità biologica adeguata e può essere mobile o richiedere rimozione.
Questa distinzione spiega perché non ogni problema implantare significa automaticamente rimozione.
Un impianto che sta fallendo può essere salvato?
Dipende da ciò che sta causando il problema.
Una vite allentata può spesso essere risolta protesicamente.
Una mucosite peri-implantare può frequentemente essere controllata se trattata precocemente.
Una peri-implantite può richiedere terapia non chirurgica e, in alcuni casi, chirurgica.
Un impianto realmente mobile per perdita completa dell’osseointegrazione ha invece una prognosi molto differente.
La possibilità di mantenere l’impianto dipende da:
- stabilità;
- quantità di osso residuo;
- forma del difetto;
- posizione dell’impianto;
- presenza di infezione;
- condizioni della protesi;
- fattori di rischio;
- e risposta al trattamento.
Quando è necessario rimuovere un impianto dentale?
La rimozione può diventare necessaria quando non esistono condizioni realistiche per mantenere l’impianto con una prognosi accettabile.
Possibili indicazioni comprendono:
- mobilità della fixture;
- mancata osseointegrazione;
- perdita ossea molto avanzata;
- frattura della fixture;
- posizione gravemente sfavorevole;
- infezione o peri-implantite non controllabile;
- o fallimento persistente nonostante terapia appropriata.
I casi che richiedono rimozione o ricostruzione del sito possono rientrare nell’ambito della chirurgia orale.
È doloroso rimuovere un impianto fallito?
La rimozione viene eseguita con anestesia appropriata.
La complessità dipende soprattutto da:
- quanto osso è ancora integrato;
- posizione dell’impianto;
- vicinanza a strutture anatomiche;
- tipo di fixture;
- e quantità di danno presente.
Un impianto completamente mobile può essere relativamente semplice da rimuovere, mentre una fixture parzialmente integrata può richiedere una procedura chirurgica più complessa.
Si può rifare un impianto dentale fallito?
In molti casi sì.
La possibilità di inserire un nuovo impianto dipende però dal motivo del precedente fallimento.
Prima di ripetere il trattamento bisogna capire:
- perché il primo impianto è fallito;
- quanto osso è rimasto;
- se esiste infezione;
- se la posizione precedente era corretta;
- se sono presenti fumo, diabete o parodontite;
- e se è necessario ricostruire il sito.
In alcuni pazienti il nuovo impianto può essere inserito immediatamente.
In altri è preferibile:
- rimuovere il vecchio impianto;
- lasciare guarire il sito;
- eseguire una rigenerazione ossea;
- e inserire successivamente una nuova fixture.
Non esiste un protocollo unico per tutti i casi.
Serve un innesto osseo dopo un impianto fallito?
Non sempre.
La necessità dipende dal volume e dalla morfologia dell’osso rimasto.
Se il fallimento ha prodotto un difetto significativo può essere necessario:
- innesto osseo;
- rigenerazione guidata;
- ricostruzione della cresta;
- o un diverso posizionamento implantare.
La diagnostica tridimensionale può aiutare a determinare la strategia più appropriata.
Quanto bisogna aspettare prima di rifare l’impianto?
Non esiste un intervallo universale.
Il tempo dipende da:
- motivo del fallimento;
- presenza o assenza di infezione;
- quantità ossea;
- necessità di rigenerazione;
- guarigione dei tessuti;
- e possibilità di ottenere stabilità primaria.
Un calendario standard non può sostituire la valutazione del sito.

Come ridurre il rischio di fallimento degli impianti?
Non tutti i fallimenti possono essere prevenuti, ma molti fattori di rischio possono essere controllati.
- Trattare parodontite e infezioni prima dell’implantologia.
- Non fumare.
- Controllare adeguatamente il diabete.
- Mantenere un’eccellente igiene orale.
- Seguire le indicazioni durante la guarigione.
- Non sovraccaricare prematuramente l’impianto.
- Utilizzare una protesi progettata in modo corretto e pulibile.
- Partecipare ai controlli periodici.
- Trattare precocemente mucosite e peri-implantite.
Le linee guida EFP raccomandano infatti programmi strutturati di mantenimento peri-implantare e valutazioni periodiche dello stato dei tessuti.
Quando bisogna contattare l’implantologo?
Richiedi una valutazione se noti:
- movimento della corona o dell’impianto;
- dolore persistente;
- dolore che ricompare mesi o anni dopo;
- pus;
- gonfiore;
- sanguinamento frequente;
- recessione progressiva;
- cambiamenti nella masticazione;
- o sensazione che la protesi non sia più stabile.
Prima viene identificata la causa, maggiori sono generalmente le possibilità di correggere una complicanza prima che si trasformi in perdita implantare.
Quando serve una valutazione urgente?
Richiedi assistenza urgente se compaiono:
- gonfiore facciale rapidamente progressivo;
- febbre elevata con significativo malessere;
- difficoltà respiratoria;
- difficoltà a deglutire;
- infezione in rapida diffusione;
- o sanguinamento importante non controllabile.
Problemi respiratori o della deglutizione associati a infezione orale possono rappresentare un’emergenza medica.
Domande frequenti sul fallimento degli impianti dentali
Come faccio a capire se un impianto dentale sta fallendo?
Mobilità della fixture, perdita ossea progressiva, pus, dolore persistente e alterazioni radiografiche sono segnali che richiedono valutazione. La mobilità dell’impianto vero e proprio è uno dei segni più importanti di perdita dell’osseointegrazione.
Se l’impianto si muove è fallito?
Se si muove la fixture inserita nell’osso, il problema è molto serio e suggerisce perdita o mancata osseointegrazione. Se invece si muove soltanto la corona o la vite, può trattarsi di una complicanza protesica riparabile.
Il dolore significa che l’impianto è fallito?
No. Il dolore può avere molte cause. Subito dopo la chirurgia può essere normale, mentre dolore persistente o tardivo richiede una diagnosi per identificarne l’origine.
Un impianto può fallire senza dolore?
Sì. Per esempio, una peri-implantite può causare perdita ossea progressiva con pochi sintomi nelle fasi iniziali.
La peri-implantite significa che devo togliere l’impianto?
No. Molti impianti con peri-implantite possono essere trattati. La prognosi dipende dalla quantità di osso residuo, dalla stabilità, dalla posizione e dalla risposta alla terapia.
Un impianto può fallire dopo molti anni?
Sì. Un impianto inizialmente osseointegrato può sviluppare complicanze biologiche o meccaniche nel tempo.
Se si allenta la vite significa che l’impianto non è integrato?
No. L’allentamento della vite è una complicanza protesica e può verificarsi anche con una fixture perfettamente integrata nell’osso.
Un impianto fallito si può rifare?
Spesso sì. Prima bisogna individuare la causa del fallimento e valutare quantità ossea, infezione, anatomia, fattori sistemici ed eventuale necessità di rigenerazione.
Quanto bisogna aspettare prima di mettere un nuovo impianto?
Non esiste un periodo standard. Alcuni siti possono essere trattati immediatamente, altri richiedono guarigione o rigenerazione ossea prima di un nuovo impianto.
L’impianto può fallire perché non si è integrato con l’osso?
Sì. La mancata osseointegrazione è una delle principali forme di fallimento precoce.
La perdita ossea significa sempre fallimento?
No. Un impianto può presentare perdita ossea pur rimanendo stabile. La quantità, velocità e causa della perdita determinano la gravità e il trattamento necessario.
È possibile salvare un impianto con perdita ossea?
In alcuni casi sì. La possibilità dipende dalla quantità e morfologia dell’osso residuo, dalla stabilità implantare e dalla causa della perdita.
Conclusione: una complicanza non significa automaticamente fallimento dell’impianto
Il messaggio più importante è questo:
dolore, sanguinamento o movimento della corona non significano automaticamente che un impianto dentale sia fallito.
Bisogna distinguere tra:
- problemi protesici;
- mucosite;
- peri-implantite;
- perdita ossea;
- e vera perdita dell’osseointegrazione.
La mobilità della fixture implantare rappresenta uno dei segnali più importanti di vero fallimento perché un impianto correttamente osseointegrato dovrebbe essere rigidamente stabile nell’osso.
Al contrario, una vite allentata o una corona mobile può essere una complicanza tecnica risolvibile senza perdere l’impianto.
Anche la peri-implantite non significa automaticamente che l’impianto debba essere rimosso. Le linee guida moderne raccomandano, quando appropriato, di cercare di controllare la malattia e mantenere l’impianto attraverso un percorso terapeutico strutturato.
Una valutazione corretta deve quindi verificare:
- stabilità implantare;
- livello dell’osso;
- stato dei tessuti peri-implantari;
- presenza di pus;
- protesi;
- occlusione;
- igiene;
- e fattori di rischio sistemici.
Presso SOTA Dental – Advanced Implantology Center, le complicanze dei tessuti peri-implantari possono essere valutate attraverso la parodontologia, mentre i casi che richiedono rimozione, rigenerazione o nuova chirurgia implantare possono essere gestiti nell’ambito della chirurgia orale.
Disclaimer medico: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce una diagnosi clinica. Un impianto mobile, pus, dolore persistente o perdita ossea devono essere valutati da un professionista qualificato.