Anticoagulanti e impianti dentali: si possono fare? Rischi, INR e gestione della terapia

Chi assume anticoagulanti può fare impianti dentali? In molti casi sì.

Farmaci come warfarin, apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed edoxaban non rappresentano automaticamente una controindicazione all’implantologia.

Il vero problema da valutare è l’equilibrio tra due rischi:

  • sanguinamento durante o dopo la chirurgia;
  • trombosi, embolia o ictus se una terapia anticoagulante necessaria viene interrotta in modo inappropriato.

Per questo motivo la regola più importante è:

non sospendere, ridurre o spostare autonomamente la dose dell’anticoagulante prima di un impianto dentale.

La decisione dipende dal farmaco assunto, dal motivo per cui è stato prescritto, dalla funzionalità renale ed epatica, dalla presenza di altre terapie e soprattutto dalla complessità dell’intervento.

Inserire un singolo impianto in condizioni semplici non ha lo stesso profilo emorragico di:

  • estrazioni multiple;
  • più impianti nella stessa seduta;
  • rialzo del seno mascellare;
  • innesto osseo;
  • rigenerazione ossea estesa;
  • All-on-4 o All-on-6;
  • o chirurgia full-arch associata a estrazioni.

In questa guida analizziamo il rapporto tra anticoagulanti e impianti dentali, cosa cambia tra warfarin e DOAC, quando serve l’INR, quali pazienti richiedono maggiore cautela e come viene controllato il sanguinamento durante la chirurgia implantare.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce le indicazioni del medico che prescrive l’anticoagulante o dell’implantologo.

Si possono mettere impianti dentali mentre si assumono anticoagulanti?

Sì, nella maggior parte dei pazienti l’implantologia può essere valutata anche durante una terapia anticoagulante.

L’American Dental Association indica che, per molti pazienti sottoposti a procedure dentali, non è necessario modificare automaticamente la terapia anticoagulante.

Le evidenze specifiche sull’implantologia mostrano inoltre che gli episodi di sanguinamento osservati nei pazienti anticoagulati sono generalmente gestibili mediante misure emostatiche locali.

Una meta-analisi specifica sulla chirurgia implantare ha concluso che la prosecuzione della terapia anticoagulante non determinava un aumento statisticamente significativo del sanguinamento quando venivano utilizzate adeguate misure locali.

Una revisione sistematica più recente, pubblicata nel 2025, ha trovato un’incidenza di sanguinamento complessivamente maggiore nei pazienti in terapia antitrombotica, soprattutto negli studi con warfarin e procedure più invasive. Tuttavia, tutti gli episodi descritti negli studi inclusi sono stati controllati mediante emostasi locale e non sono stati riportati eventi emorragici letali.

La domanda corretta non è quindi semplicemente:

“Prende un anticoagulante?”

ma:

“Quale anticoagulante assume, perché lo assume e quale chirurgia implantare dobbiamo eseguire?”

Sutura e misure di emostasi locale dopo il posizionamento di un impianto dentale
Sutura, compressione e materiali emostatici locali possono aiutare a controllare il sanguinamento dopo la chirurgia implantare.

Perché gli anticoagulanti vengono prescritti?

Gli anticoagulanti riducono la capacità del sangue di formare coaguli patologici.

Possono essere prescritti, per esempio, in pazienti con:

  • fibrillazione atriale;
  • precedente trombosi venosa profonda;
  • embolia polmonare;
  • alcune valvole cardiache protesiche;
  • e altre condizioni con aumentato rischio tromboembolico.

Questi farmaci vengono utilizzati proprio perché un coagulo potrebbe provocare conseguenze molto gravi.

Per questo interrompere la terapia soltanto per ridurre il sanguinamento dentale può creare un rischio medico maggiore del problema che si sta cercando di evitare.

Valutazione della coagulazione e dell’INR prima della chirurgia implantare in terapia con warfarin
Nei pazienti che assumono warfarin, l’INR è uno degli elementi utilizzati per pianificare in sicurezza le procedure dentali invasive.

Anticoagulanti e antiaggreganti non sono la stessa cosa

I termini vengono spesso confusi.

Anticoagulanti comprendono farmaci come:

  • warfarin;
  • apixaban;
  • rivaroxaban;
  • dabigatran;
  • edoxaban;
  • eparina;
  • e eparine a basso peso molecolare.

Antiaggreganti piastrinici comprendono invece:

  • aspirina;
  • clopidogrel;
  • ticagrelor;
  • prasugrel.

I due gruppi agiscono in modo differente sul processo di coagulazione.

Alcuni pazienti assumono inoltre combinazioni di anticoagulanti e antiaggreganti, situazione che può aumentare ulteriormente il rischio di sanguinamento e richiede una pianificazione individuale.

Quali anticoagulanti sono più comuni nei pazienti implantari?

Principio attivo Classe Esempio commerciale
Warfarin Antagonista della vitamina K Coumadin
Apixaban DOAC, inibitore del fattore Xa Eliquis
Rivaroxaban DOAC, inibitore del fattore Xa Xarelto
Edoxaban DOAC, inibitore del fattore Xa Lixiana
Dabigatran DOAC, inibitore diretto della trombina Pradaxa

I DOAC vengono talvolta chiamati anche NAO o nuovi anticoagulanti orali.

Warfarin e impianti dentali

Il warfarin è uno degli anticoagulanti con la maggiore esperienza clinica in odontoiatria.

Il suo effetto viene monitorato attraverso l’INR, International Normalised Ratio.

L’INR indica quanto la coagulazione è rallentata rispetto a un valore standard.

La guida SDCEP per la gestione odontoiatrica dei pazienti anticoagulati raccomanda che, nei pazienti in terapia con warfarin o altro antagonista della vitamina K, se l’INR è inferiore a 4 il trattamento odontoiatrico possa essere eseguito senza interrompere automaticamente l’anticoagulante.

Questo non significa che ogni intervento con INR 3,9 sia automaticamente semplice o privo di rischio.

Devono comunque essere valutati:

  • tipo di chirurgia;
  • numero di impianti;
  • innesti;
  • altre patologie;
  • altri farmaci;
  • e possibilità di ottenere una buona emostasi locale.

Quando deve essere controllato l’INR?

Secondo la guida SDCEP, quando è previsto un trattamento dentale che può causare sanguinamento, l’INR dovrebbe idealmente essere controllato nelle 24 ore precedenti.

In un paziente con INR stabile può essere accettabile un controllo effettuato entro le precedenti 72 ore.

Se esiste il dubbio che il valore possa essere cambiato, è preferibile un controllo più recente.

Se l’INR è pari o superiore a 4, la stessa guida raccomanda di rimandare il trattamento dentale invasivo elettivo e di contattare il servizio che gestisce l’anticoagulazione.

Il paziente non deve modificare autonomamente la dose di warfarin per abbassare l’INR.

Coumadin e impianti dentali: bisogna sospenderlo?

Non automaticamente.

In molti pazienti con INR nel range appropriato il trattamento può essere effettuato continuando il farmaco e utilizzando misure emostatiche locali.

Sospendere il warfarin significa ridurre la protezione nei confronti dell’evento tromboembolico per cui è stato prescritto.

Ogni variazione deve quindi essere decisa dal medico responsabile o dal servizio anticoagulazione.

DOAC e impianti dentali

I DOAC più comuni sono:

  • apixaban;
  • rivaroxaban;
  • dabigatran;
  • edoxaban.

Rispetto al warfarin hanno generalmente:

  • azione più prevedibile;
  • emivita più breve;
  • dose fissa;
  • meno interazioni;
  • e non richiedono normalmente monitoraggio mediante INR.

La loro gestione odontoiatrica dipende soprattutto dal rischio emorragico della procedura.

Eliquis e impianti dentali

Eliquis contiene apixaban.

Una procedura implantare semplice può essere gestita diversamente da una chirurgia con:

  • ampi lembi;
  • più impianti;
  • estrazioni multiple;
  • rigenerazione ossea;
  • o riabilitazione full-arch.

Per procedure dentali con basso rischio di complicanze emorragiche, la guida SDCEP raccomanda generalmente di trattare senza interrompere il DOAC.

Per procedure considerate a rischio emorragico relativamente maggiore, la stessa guida prevede protocolli differenti che possono comprendere la modifica della dose mattutina.

Queste indicazioni devono essere fornite dal professionista: il paziente non deve saltare Eliquis autonomamente.

Xarelto e impianti dentali

Xarelto contiene rivaroxaban.

Anche in questo caso la decisione dipende dalla complessità della procedura e dall’orario abituale di assunzione.

Le linee guida distinguono i trattamenti a basso rischio di complicanze emorragiche dalle procedure più invasive.

Non esiste quindi una regola come “Xarelto deve sempre essere sospeso 48 ore prima dell’impianto”.

Un’indicazione di questo tipo, senza conoscere paziente e intervento, può essere pericolosa.

Pradaxa e impianti dentali

Pradaxa contiene dabigatran, un inibitore diretto della trombina.

La sua eliminazione dipende in modo importante dalla funzionalità renale.

Nei pazienti che assumono dabigatran, quindi, la valutazione può includere anche:

  • funzione renale;
  • età;
  • dose;
  • frequenza di assunzione;
  • e complessità chirurgica.

Lixiana e impianti dentali

Lixiana contiene edoxaban.

La gestione segue gli stessi principi generali dei DOAC: identificare il rischio emorragico della chirurgia, la dose abituale, l’orario di assunzione e i fattori individuali del paziente.

Con i DOAC serve controllare l’INR?

No, l’INR non viene utilizzato per misurare in modo routinario l’effetto di apixaban, rivaroxaban, dabigatran o edoxaban.

Questo è un punto importante perché alcuni pazienti pensano di dover ottenere un “INR sicuro” prima dell’intervento anche se non assumono warfarin.

Per i DOAC la valutazione si basa invece su:

  • farmaco;
  • dose;
  • orario dell’ultima assunzione;
  • funzionalità renale;
  • altre terapie;
  • e rischio emorragico della procedura.

Un singolo impianto e una riabilitazione completa hanno lo stesso rischio?

No.

Il termine “implantologia” comprende interventi molto diversi.

Situazione relativamente semplice

Per esempio:

  • un singolo impianto;
  • nessuna estrazione;
  • buona quantità di osso;
  • lembo limitato;
  • nessun innesto.

Situazione più complessa

Per esempio:

  • estrazioni multiple;
  • quattro o sei impianti;
  • ampio lembo chirurgico;
  • osteotomie multiple;
  • innesto osseo;
  • sinus lift;
  • All-on-4;
  • All-on-6;
  • o chirurgia full-arch.

Una review del 2025 sugli impianti in pazienti sottoposti a terapia antitrombotica ha infatti osservato una maggiore variabilità del sanguinamento proprio nelle chirurgie più estese.

Anticoagulanti e All-on-4 o All-on-6

Un paziente anticoagulato può essere valutato anche per una riabilitazione full-arch.

Tuttavia, il rischio deve essere analizzato con maggiore attenzione perché la procedura può comprendere contemporaneamente:

  • estrazioni;
  • quattro o più siti implantari;
  • ampio accesso chirurgico;
  • regolarizzazione ossea;
  • e protesizzazione immediata.

Il trattamento può quindi richiedere coordinamento con il medico prescrittore e un piano emostatico più strutturato.

Puoi approfondire le protesi supportate da impianti.

Anticoagulanti e innesto osseo

L’innesto osseo può aumentare l’estensione della chirurgia rispetto al semplice inserimento di una fixture.

Possono essere necessari:

  • lembo più ampio;
  • preparazione del letto osseo;
  • materiale da innesto;
  • membrane;
  • e sutura estesa.

Uno studio del 2025 sui pazienti in terapia con DOAC ha osservato un rischio di sanguinamento più elevato nei pazienti sottoposti anche a bone grafting rispetto a interventi implantari più semplici.

Questo non significa che l’innesto sia controindicato, ma conferma l’importanza di considerare la complessità chirurgica.

Anticoagulanti e sinus lift

Il rialzo del seno mascellare rappresenta una procedura più invasiva rispetto al semplice posizionamento di un impianto.

La pianificazione deve considerare:

  • tipo di accesso;
  • dimensione della finestra chirurgica;
  • estensione dell’innesto;
  • numero di impianti;
  • e profilo emorragico del paziente.

Le procedure implantari associate a innesti e sinus lift possono essere valutate nell’ambito della nostra chirurgia orale.

Come si controlla il sanguinamento durante l’intervento?

La gestione non dipende soltanto dal farmaco.

Una chirurgia accurata e l’emostasi locale sono fondamentali.

Possono essere utilizzati, a seconda del caso:

  • tecnica chirurgica atraumatica;
  • compressione locale;
  • suture;
  • materiali emostatici riassorbibili;
  • packing della ferita;
  • e antifibrinolitici locali quando clinicamente indicati.

L’American Dental Association sottolinea che molti sanguinamenti legati a terapia anticoagulante possono essere controllati mediante pressione, agenti emostatici, sutura e altre misure locali.

Acido tranexamico e implantologia

L’acido tranexamico è un farmaco antifibrinolitico che può essere utilizzato in determinati protocolli per favorire la stabilità del coagulo.

Può essere prescritto localmente in situazioni selezionate.

Non dovrebbe però essere utilizzato autonomamente dal paziente senza indicazione professionale.

Perché l’intervento può essere programmato al mattino?

Le linee guida odontoiatriche raccomandano spesso di programmare le procedure a rischio emorragico nelle prime ore della giornata.

Questo permette:

  • maggiore tempo per monitorare il paziente;
  • controllare l’emostasi;
  • intervenire in caso di sanguinamento tardivo;
  • e avere più facilmente accesso ai servizi sanitari durante la giornata.

Quali informazioni deve portare il paziente alla visita?

Prima dell’implantologia è utile fornire:

  • nome esatto dell’anticoagulante;
  • dose;
  • numero di assunzioni giornaliere;
  • orario abituale;
  • motivo della terapia;
  • nome del medico o cardiologo prescrittore;
  • ultima misurazione INR, se assume warfarin;
  • eventuali problemi renali o epatici;
  • altri farmaci;
  • integratori;
  • precedenti episodi di sanguinamento;
  • precedenti trombosi, embolie o ictus.

Quando è particolarmente importante parlare con il medico?

Il coordinamento con il medico prescrittore diventa particolarmente importante quando:

  • il paziente assume più farmaci antitrombotici;
  • esiste una storia recente di trombosi o embolia;
  • è presente una valvola cardiaca meccanica;
  • è previsto un intervento esteso;
  • esistono problemi renali o epatici;
  • sono presenti disturbi della coagulazione;
  • il paziente ha avuto precedenti sanguinamenti importanti;
  • o è necessario prendere in considerazione una modifica della terapia.

Quando gli anticoagulanti non devono essere interrotti?

Alcune condizioni presentano un rischio tromboembolico particolarmente importante.

La guida SDCEP sottolinea che la terapia antitrombotica non dovrebbe essere interrotta senza specifica indicazione medica in situazioni come:

  • valvole cardiache metalliche;
  • alcuni pazienti con stent coronarico;
  • embolia polmonare o trombosi venosa profonda recente;
  • e anticoagulazione legata a cardioversione.

Questo dimostra perché il dentista non dovrebbe considerare il sanguinamento chirurgico separatamente dal rischio cardiovascolare o tromboembolico.

Gli anticoagulanti influenzano l’osseointegrazione?

La principale preoccupazione pratica legata alla terapia anticoagulante durante l’implantologia è il sanguinamento, non l’impossibilità automatica dell’impianto di osseointegrarsi.

Le revisioni specifiche sull’implantologia non identificano la terapia anticoagulante, da sola, come una controindicazione al posizionamento implantare.

La prognosi dipende maggiormente da:

  • qualità e quantità dell’osso;
  • stabilità primaria;
  • fumo;
  • diabete;
  • salute parodontale;
  • igiene;
  • tecnica chirurgica;
  • e manutenzione.

Cosa succede dopo l’intervento?

Prima della dimissione il chirurgo dovrebbe verificare che sia stata ottenuta un’emostasi adeguata.

Il paziente deve ricevere istruzioni chiare su:

  • come comprimere la zona se necessario;
  • cosa mangiare;
  • igiene postoperatoria;
  • farmaci;
  • attività fisica;
  • e quando contattare la clinica.

Quanto sanguinamento è normale dopo un impianto?

Una piccola quantità di sangue mescolata alla saliva nelle prime ore può essere normale.

È diverso da un sanguinamento attivo che:

  • continua nonostante compressione corretta;
  • riempie rapidamente la bocca;
  • forma continuamente grossi coaguli;
  • ricomincia ripetutamente;
  • o è associato a debolezza, vertigini o malessere.

In questi casi è necessario contattare il chirurgo o i servizi sanitari indicati nelle istruzioni postoperatorie.

Cosa fare se l’impianto continua a sanguinare?

Le indicazioni specifiche ricevute dalla clinica hanno sempre la priorità.

In generale, la gestione iniziale può comprendere una pressione continua sulla zona utilizzando la garza indicata dal chirurgo.

Non bisogna:

  • continuare a controllare la ferita ogni pochi secondi;
  • sciacquare vigorosamente;
  • manipolare la zona con dita o lingua;
  • o sospendere autonomamente l’anticoagulante.

Se il sanguinamento non viene controllato secondo le istruzioni ricevute, è necessaria una rivalutazione professionale.

Quali antidolorifici si possono usare con gli anticoagulanti?

La scelta dell’analgesico deve considerare la terapia anticoagulante e le condizioni mediche del paziente.

La guida SDCEP consiglia generalmente, quando non controindicato, di preferire paracetamolo rispetto a farmaci antinfiammatori non steroidei come:

  • ibuprofene;
  • naprossene;
  • diclofenac;
  • o aspirina.

Questi farmaci possono aumentare ulteriormente il rischio emorragico in alcuni pazienti.

Non scegliere o combinare autonomamente analgesici se assumi anticoagulanti.

Antibiotici e warfarin

Alcuni antibiotici e altri farmaci prescritti in odontoiatria possono interagire con il warfarin e modificare l’INR.

Per questo il dentista deve sempre sapere:

  • quale anticoagulante viene assunto;
  • dose;
  • altri farmaci;
  • e valore INR recente quando applicabile.

Un antibiotico non dovrebbe essere prescritto automaticamente soltanto perché il paziente assume anticoagulanti.

Anticoagulanti e pazienti anziani

Molti pazienti anticoagulati sono di età avanzata e possono presentare contemporaneamente:

  • ridotta funzionalità renale;
  • diabete;
  • ipertensione;
  • problemi cardiovascolari;
  • politerapia;
  • e maggiore fragilità dei tessuti.

In uno studio del 2025 sugli impianti nei pazienti che assumevano DOAC, età superiore a 75 anni e bone grafting erano associati a una maggiore probabilità di sanguinamento.

Questo rafforza l’importanza di non valutare il farmaco in isolamento.

Impianto dentale e terapia con anticoagulanti orali diretti rappresentati in una visualizzazione medica
La gestione dei DOAC durante l’implantologia dipende dal farmaco, dalla dose, dal momento dell’assunzione e dal rischio emorragico della procedura.

Assumo anticoagulanti: quali esami servono prima degli impianti?

Non tutti i pazienti necessitano degli stessi esami.

La valutazione può comprendere:

  • anamnesi completa;
  • elenco dei farmaci;
  • INR recente per warfarin;
  • funzione renale nei pazienti selezionati in terapia con DOAC;
  • radiografia panoramica;
  • CBCT quando indicata;
  • valutazione parodontale;
  • e confronto con il medico prescrittore quando necessario.

La CBCT serve per il rischio di sanguinamento?

La CBCT non misura l’effetto dell’anticoagulante.

Serve però alla pianificazione tridimensionale dell’impianto e permette di valutare strutture anatomiche importanti come:

  • canale mandibolare;
  • forame mentoniero;
  • corticali;
  • seno mascellare;
  • volume osseo;
  • e morfologia della cresta.

Una corretta pianificazione anatomica contribuisce a ridurre il trauma chirurgico e le complicanze.

Confronto tra singolo impianto e chirurgia implantare con innesto osseo in terapia anticoagulante
Il rischio emorragico dipende anche dall’estensione della chirurgia: un singolo impianto e una procedura con più impianti o innesti non sono equivalenti.

Domande frequenti su anticoagulanti e impianti dentali

Chi prende anticoagulanti può mettere impianti dentali?

Sì, in molti casi. La terapia anticoagulante non rappresenta automaticamente una controindicazione. È necessario valutare farmaco, indicazione medica, rischio tromboembolico e complessità chirurgica.

Devo sospendere l’anticoagulante prima dell’impianto?

Non autonomamente. Molte procedure dentali possono essere eseguite senza sospendere completamente la terapia. Qualsiasi variazione deve essere stabilita dai professionisti che gestiscono il trattamento.

Posso fare un impianto se prendo Coumadin?

Potenzialmente sì. Le linee guida SDCEP indicano che, con INR inferiore a 4, molti trattamenti dentali possono essere eseguiti senza interrompere warfarin, utilizzando appropriate misure emostatiche.

Quale INR serve per un impianto dentale?

Non esiste un valore “implantologico” universale. La guida SDCEP utilizza INR inferiore a 4 come limite per procedere con trattamenti odontoiatrici invasivi senza interrompere warfarin, insieme alla valutazione clinica del caso.

Quanto prima devo controllare l’INR?

La stessa guida raccomanda idealmente un controllo entro le 24 ore precedenti. Nei pazienti con INR stabile può essere accettabile un risultato ottenuto entro 72 ore.

Posso fare impianti con Eliquis?

Sì, in molti casi. La gestione di apixaban dipende dal rischio emorragico dell’intervento. Non bisogna saltare autonomamente una dose.

Posso fare impianti con Xarelto?

Potenzialmente sì. Il trattamento viene pianificato considerando dose, orario di assunzione, funzione renale, complessità chirurgica e altri fattori di rischio.

Posso fare impianti con Pradaxa?

Sì, in pazienti selezionati. Con dabigatran è particolarmente importante considerare anche la funzionalità renale.

Con i DOAC serve l’INR?

No. L’INR non viene utilizzato routinariamente per quantificare l’effetto di apixaban, rivaroxaban, dabigatran o edoxaban.

Gli anticoagulanti fanno fallire gli impianti?

Non esiste evidenza che l’assunzione di anticoagulanti rappresenti automaticamente una causa di fallimento implantare. Il problema principale durante la chirurgia è la gestione del sanguinamento.

Gli anticoagulanti impediscono l’osseointegrazione?

La terapia anticoagulante, da sola, non viene considerata una controindicazione all’osseointegrazione. La prognosi dipende da numerosi altri fattori biologici e chirurgici.

Posso fare All-on-4 se assumo anticoagulanti?

Potenzialmente sì, ma la chirurgia full-arch è più estesa e richiede una valutazione del rischio emorragico più approfondita rispetto a un singolo impianto.

Posso fare un innesto osseo se prendo anticoagulanti?

In pazienti selezionati sì. L’innesto rende però la chirurgia più invasiva e può aumentare il rischio di sanguinamento, quindi la pianificazione deve essere personalizzata.

Cosa succede se smetto da solo Eliquis o Coumadin prima dell’intervento?

Potresti ridurre la protezione contro trombosi, embolia o ictus. Per questo gli anticoagulanti non devono essere interrotti autonomamente.

Il sanguinamento dopo l’impianto è più forte se prendo anticoagulanti?

Può essere più prolungato o più frequente, soprattutto in interventi estesi. Gli studi implantari mostrano però che la maggior parte degli episodi può essere gestita con misure emostatiche locali.

È meglio sospendere l’anticoagulante per evitare qualsiasi sanguinamento?

No. Ridurre il sanguinamento non è l’unico obiettivo: bisogna evitare di aumentare inutilmente il rischio tromboembolico. La decisione deve bilanciare entrambi i rischi.

Conclusione: anticoagulanti non significa automaticamente niente impianti

Il messaggio principale è semplice:

assumere un anticoagulante non significa automaticamente non poter ricevere impianti dentali.

Le evidenze disponibili mostrano che l’implantologia può essere eseguita in molti pazienti anticoagulati quando il caso viene pianificato correttamente e vengono utilizzate adeguate misure emostatiche.

La gestione deve però essere individuale.

Bisogna conoscere:

  • farmaco;
  • dose;
  • motivo della terapia;
  • INR quando si utilizza warfarin;
  • funzionalità renale quando rilevante;
  • altre terapie;
  • storia medica;
  • numero di impianti;
  • necessità di innesti;
  • e complessità della chirurgia.

Warfarin, Eliquis, Xarelto, Pradaxa e Lixiana non devono essere gestiti tutti nello stesso modo.

Allo stesso tempo, nessun anticoagulante dovrebbe essere sospeso autonomamente dal paziente prima di una chirurgia dentale.

Presso SOTA Dental – Advanced Implantology Center, la pianificazione dei casi implantari complessi comprende la valutazione della storia medica, dei farmaci e del rischio chirurgico prima di definire il protocollo.

Puoi approfondire la nostra chirurgia orale e le riabilitazioni supportate da impianti.

Disclaimer medico: questo articolo è destinato esclusivamente a scopo informativo. Non sospendere, ridurre, ritardare o modificare warfarin, apixaban, rivaroxaban, dabigatran, edoxaban o altri farmaci antitrombotici senza indicazione del medico o del professionista responsabile della terapia.

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